Un vasetto inusuale di effimero orgoglio
Ricordo interi pomeriggi estivi trascorsi ad aiutare la mamma con le marmellate e glasse di ogni tipo, ma soprattutto rammento il suo lodevole impegno e la dose di abnegazione che aveva, una dedizione impeccabile che io non ho mai posseduto. Per questo motivo, fino a non poco tempo fa, ero convinta che avere barattolini di marmellata fatta in casa nella mia dispensa, fosse un lusso di cui io non avrei mai potuto godere. Poi qualcosa è cambiato, ho pensato intensamente a quelle melasse che ribollono per ore e ore, dove il sapore dello zucchero prevale su tutto il resto, ed ho deciso di provare e personalizzare le mie marmellate utilizzando il metodo che da sempre mi appartiene, quello delle cotture brevi. L’approccio a questo tipo di arte a casa mia è veramente basico: meno zucchero, perchè preferisco che prevalga il sapore naturale della frutta; produzione di vasetti limitata perchè la minor quantità di zucchero diminuisce la resistenza del composto all’invecchiamento; cotture brevi per far si che restino vividi gli aromi ed infine niente pectina, poiché se ne può tranquillamente fare a meno quando si utilizza frutta di stagione e non troppo matura. Sono nati così i miei barattolini di “orgoglio frugale” , un orgoglio che ritrovo pienamente nei piovosi pomeriggi di festa, quando la voglia di accoccolarsi dentro un maglione caldo di lana sovrasta quella di uscire e l’unico desiderio che hai è quello di godere del tepore di casa tua.
Ecco in quei giorni li, a me capita di aver voglia di una crostata veloce, così corro in dispensa e il semplice gesto di aprire un barattolo rievoca in me ricordi di quelle giornate trascorse con la mamma a fare marmellate, ricordi di tepore costante, di profumo di stagioni passate provando un infinito orgoglio nell’essere riuscita anch’io a far viaggiare la frutta nel tempo.
