“Differenze complementari”
Ore 7,30 di una mattinata di fine estate, ho dormito poco, il caldo mi tormenta ancora e il mio umore è pessimo. Decido di uscire come faccio spesso per attenuare i cattivi pensieri che mi assalgono ogni volta che non riposo, e mi incammino verso il bosco scacciando nevroticamente le zanzare che non accennano a mollate la presa. Procedo velocemente attraversando una radura arsa dal sole e bisognosa di pioggia, le foglie secche si sbriciolano sotto i miei piedi intonando un ritmo allegro e vivace che spezza il silenzio tutto intorno, e con lui il rumore dei miei pensieri pesanti. Raccolgo more selvatiche, le mie preferite, le guardo e trovo siano bellissime, un capolavoro della natura, brillanti incastonati in rovi enigmatici è birichini che impreziosiscono i lati di sentieri sterrati. Raccolgo avidamente, ed è proprio in quel momento che vedo la tua mano dietro al cespuglio più alto, quello col maggior carico di frutti, ci sfioriamo, alziamo gli occhi ed incominciamo a ridere. I nostri sguardi, non si sono mai incrociati prima di oggi, ma sembra si conoscano da sempre. Parliamo per ore, rapite da quel bisogno di raccontarci quello che ci passa per la mente e per cuore senza mai un solo silenzio. Confrontandoci notiamo che abbiamo molteplici differenze, ma entrambe avvertiamo che non sono mai dissonanze ma piuttosto arricchimento reciproco. Oggi ho imparato come a volte nella vita sia necessario smussare gli angoli ed accorciare i tempi senza per forza compromettere i risultati, ho capito grazie a te ragazzetta vivace e dai mille colori, che anche la giornata più nera può rapidamente trasformarsi. Ho capito che infondo serve solo attrazione mentale per poter scrivere una storia d’intesa, una storia di ritrovata speranza.
